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Rapporto sul Mercato del Lavoro in Lombardia 2016

Pubblicata la IX edizione dell'Indagine del Centro Studi di Confindustria Lombardia, con un focus su orari e assenze dal lavoro

Il Coordinamento Centro Studi di Confindustria Lombardia ha elaborato la IX edizione del Rapporto sul Mercato del Lavoro in Lombardia all'interno dell'indagine svolta annualmente a livello nazionale da Confindustria.

Quest'anno il rapporto che fa riferimento ai dati del 2015 e ha visto la partecipazione di oltre 1000 imprese lombarde associate al sistema Confindustria Lombardia è suddiviso in 4 parti:

- il quadro generale del mercato del lavoro;

-  i flussi in entrata e in uscita;

- la cassa integrazione guadagni;

- focus su orari e assenze dal lavoro.

PRINCIPALI RISULTATI

L’evoluzione negativa del mercato del lavoro nel corso della crisi non ha risparmiato neppure la Lombardia, fino al 2008 caratterizzata da una disoccupazione a livelli frizionali e tassi di occupazione e partecipazione ben più elevati della media italiana. 

La crisi globale ha colpito duramente un’economia fortemente incentrata sul manifatturiero come quella lombarda, con effetti su occupazione e disoccupazione solo inizialmente rimandati con un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali.

Il tasso di disoccupazione, che prima della crisi la Lombardia vantava tra i più bassi d’Europa, negli anni è quasi raddoppiato, salendo oltre l’8%.

Per i giovani è diventato sempre più difficile trovare lavoro e, finiti gli studi, molti - scoraggiati - nemmeno lo cercano: i 15-24enni che vivono ai margini del mercato del lavoro - tra Neet (oltre 155.000) e disoccupati impegnati in corsi di formazione (14.000) - sfiorano le 170.000 unità, più del 18% della popolazione di quella fascia di età.

Se nel confronto interno il quadro lombardo ha tutto sommato retto, è in quello internazionale che ha evidenziato tutte le sue debolezze: il confronto con le aree europee assimilabili da un punto di vista economico (come Baden-Württemberg e Bayern in Germania, Cataluña in Spagna, RhôneAlpes in Francia) evidenzia per alcuni indicatori, come il tasso di occupazione e quello di disoccupazione, un crescente gap, in particolare con le regioni tedesche.

Dopo un periodo caratterizzato da molte difficoltà, nel 2015 abbiamo assistito al manifestarsi di alcuni importanti segnali positivi. Per la prima volta dopo 7 anni, il tasso di disoccupazione è calato dall’8,1% del 2014 al 7,9% del 2015. Un decremento ancora più accentuato se lo si collega anche al forte ridimensionamento delle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni e se si considera anche la cosiddetta “disoccupazione implicita”: il tasso di disoccupazione implicita stimato per il 2015 è intorno all’8,9%, in leggera discesa rispetto al 2014 quando era stato pari al 9,7%.

Sul versante dell’occupazione, si è registrato un rinnovato dinamismo dei flussi in entrata, favorito sicuramente dalle misure approvate dal Governo a sostegno dell’occupazione a tempo indeterminato: gli sgravi contributivi e il cosiddetto “contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti”.

Nonostante il recupero nel 2015, la Lombardia non è ancora tornata ai livelli occupazionali del 2008 (-27 mila nella fascia 15-64enni, a cui andrebbero aggiunti i lavoratori equivalenti in Cassa Integrazione che le statistiche ufficiali conteggiano nella forza lavoro a disposizione); ma è un dato di fatto che vi siano segnali di ripresa: nel 2015 infatti le assunzioni sono state 1,1 milioni, in aumento di 145 mila unità rispetto al 2014 (+14,8%), ad un ritmo superiore alla media nazionale (+11,1% fra il 2015 e il 2014).

La dinamica dei flussi in entrata è stata guidata dal forte incremento del contratto a tempo indeterminato (+52,0% sul 2014), in controtendenza rispetto al -4,7% del 2014 sul 2013. Le assunzioni a tempo determinato sono cresciute a un più contenuto +4,1%, quelle in apprendistato sono invece fortemente diminuite (-19,9%), ma su ordini di grandezza molto inferiori (-34mila unità).

 Anche dal versante della Cassa Integrazione Guadagni nel 2015 sono emerse indicazioni positive. In Lombardia sono state oltre 155 milioni le ore autorizzate, con un crollo rispetto all’anno precedente (-38%), anche se in parte il forte decremento è riconducibile ad elementi di natura amministrativa che hanno influenzato il flusso di autorizzazioni negli ultimi mesi.

Le ore lavorabili (mediamente 1.659 nel 2015) e quelle lavorate (1.562) crescono con la qualifica e sono più elevate nelle imprese di minori dimensioni.

Le ore di assenza nelle imprese lombarde sono state mediamente pari a 97, con le micro imprese che registrano il numero più basso: un fenomeno non sorprendente, connesso al maggiore senso di appartenenza del dipendente che nasce dalla minore distanza gerarchica e dal rapporto diretto con il datore di lavoro.

La composizione delle ore di assenza per causale mostra, anche nel 2015, una netta prevalenza delle malattie non professionali (52%), con i congedi retribuiti che incidono per il 22%, gli altri permessi retribuiti per il 14%, gli infortuni sul lavoro per il 5%, mentre scioperi e assemblee rappresentano complessivamente il 3%.

 

Il Coordinamento Centro Studi di Confindustria Lombardia ha elaborato la IX edizione del Rapporto sul Mercato del Lavoro in Lombardia all'interno dell'indagine svolta annualmente a livello nazionale da Confindustria.

Quest'anno il rapporto che fa riferimento ai dati del 2015 e ha visto la partecipazione di oltre 1000 imprese lombarde associate al sistema Confindustria Lombardia è suddiviso in 4 parti:

- il quadro generale del mercato del lavoro;

-  i flussi in entrata e in uscita;

- la cassa integrazione guadagni;

- focus su orari e assenze dal lavoro.

PRINCIPALI RISULTATI

L’evoluzione negativa del mercato del lavoro nel corso della crisi non ha risparmiato neppure la Lombardia, fino al 2008 caratterizzata da una disoccupazione a livelli frizionali e tassi di occupazione e partecipazione ben più elevati della media italiana. 

La crisi globale ha colpito duramente un’economia fortemente incentrata sul manifatturiero come quella lombarda, con effetti su occupazione e disoccupazione solo inizialmente rimandati con un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali.

Il tasso di disoccupazione, che prima della crisi la Lombardia vantava tra i più bassi d’Europa, negli anni è quasi raddoppiato, salendo oltre l’8%.

Per i giovani è diventato sempre più difficile trovare lavoro e, finiti gli studi, molti - scoraggiati - nemmeno lo cercano: i 15-24enni che vivono ai margini del mercato del lavoro - tra Neet (oltre 155.000) e disoccupati impegnati in corsi di formazione (14.000) - sfiorano le 170.000 unità, più del 18% della popolazione di quella fascia di età.

Se nel confronto interno il quadro lombardo ha tutto sommato retto, è in quello internazionale che ha evidenziato tutte le sue debolezze: il confronto con le aree europee assimilabili da un punto di vista economico (come Baden-Württemberg e Bayern in Germania, Cataluña in Spagna, RhôneAlpes in Francia) evidenzia per alcuni indicatori, come il tasso di occupazione e quello di disoccupazione, un crescente gap, in particolare con le regioni tedesche.

Dopo un periodo caratterizzato da molte difficoltà, nel 2015 abbiamo assistito al manifestarsi di alcuni importanti segnali positivi. Per la prima volta dopo 7 anni, il tasso di disoccupazione è calato dall’8,1% del 2014 al 7,9% del 2015. Un decremento ancora più accentuato se lo si collega anche al forte ridimensionamento delle ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni e se si considera anche la cosiddetta “disoccupazione implicita”: il tasso di disoccupazione implicita stimato per il 2015 è intorno all’8,9%, in leggera discesa rispetto al 2014 quando era stato pari al 9,7%.

Sul versante dell’occupazione, si è registrato un rinnovato dinamismo dei flussi in entrata, favorito sicuramente dalle misure approvate dal Governo a sostegno dell’occupazione a tempo indeterminato: gli sgravi contributivi e il cosiddetto “contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti”.

Nonostante il recupero nel 2015, la Lombardia non è ancora tornata ai livelli occupazionali del 2008 (-27 mila nella fascia 15-64enni, a cui andrebbero aggiunti i lavoratori equivalenti in Cassa Integrazione che le statistiche ufficiali conteggiano nella forza lavoro a disposizione); ma è un dato di fatto che vi siano segnali di ripresa: nel 2015 infatti le assunzioni sono state 1,1 milioni, in aumento di 145 mila unità rispetto al 2014 (+14,8%), ad un ritmo superiore alla media nazionale (+11,1% fra il 2015 e il 2014).

La dinamica dei flussi in entrata è stata guidata dal forte incremento del contratto a tempo indeterminato (+52,0% sul 2014), in controtendenza rispetto al -4,7% del 2014 sul 2013. Le assunzioni a tempo determinato sono cresciute a un più contenuto +4,1%, quelle in apprendistato sono invece fortemente diminuite (-19,9%), ma su ordini di grandezza molto inferiori (-34mila unità).

 Anche dal versante della Cassa Integrazione Guadagni nel 2015 sono emerse indicazioni positive. In Lombardia sono state oltre 155 milioni le ore autorizzate, con un crollo rispetto all’anno precedente (-38%), anche se in parte il forte decremento è riconducibile ad elementi di natura amministrativa che hanno influenzato il flusso di autorizzazioni negli ultimi mesi.

Le ore lavorabili (mediamente 1.659 nel 2015) e quelle lavorate (1.562) crescono con la qualifica e sono più elevate nelle imprese di minori dimensioni.

Le ore di assenza nelle imprese lombarde sono state mediamente pari a 97, con le micro imprese che registrano il numero più basso: un fenomeno non sorprendente, connesso al maggiore senso di appartenenza del dipendente che nasce dalla minore distanza gerarchica e dal rapporto diretto con il datore di lavoro.

La composizione delle ore di assenza per causale mostra, anche nel 2015, una netta prevalenza delle malattie non professionali (52%), con i congedi retribuiti che incidono per il 22%, gli altri permessi retribuiti per il 14%, gli infortuni sul lavoro per il 5%, mentre scioperi e assemblee rappresentano complessivamente il 3%.

 

Allegati


160715 Il Mercato del Lavoro in Lombardia - Rapporto 2016.pdf
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